Il prof. Cesare Rivoltella:
“In quegli anni la parola media education non evocava più di tanto, anche se di esperienze pedagogiche e didattiche con i media ne avevamo conosciute parecchie sia a livello di ricerca sia a livello di sperimentazione nella scuola. Il problema era che quelle pratiche di ricerca erano prevalentemente di pedagogisti che saltuariamente si erano occupati anche di media, ma sempre da un punto di vista strettamente pedagogico (…). E nelle pratiche scolastiche esistevamo ugualmente i problemi che conosciamo: interventi sporadici, legati spesso al carisma di qualche insegnante leader; pratiche prive di documentazione, ecc. Ecco perché la parola media education risuonava come un verbo nuovo”.
Secondo fattore: “l’importanza di essere gruppo e di fare movimento; o per dirla con terminologia oggi più aggiornata, l’importanza del network, di fare rete (…). Non è un caso che la metodologia di ricerca e di intervento più frequentata nella ME è la ricerca-azione (…). L’associazione MED nasce con questa idea: creare una rete di esperienze e di persone. E quando ritorno annualmente a Corvara per la Summer School e trovo lì, attorno a un tavolo, professori di educazione e di comunicazione che provengono da un capo all’altro dell’Italia, di estrazione laica e di estrazione cattolica, che si ritrovano a ragionare sulla ME come vecchi amici… quella è una riprova che la logica del network ha funzionato”;
Terza grande linea di forza: “tenere sempre unite la teoria e l’intervento operativo. E’ difficilissimo chiudersi in un osservatorio accademico disincarnato se ci si occupa di temi che riguardano l’educazione. Come posso io ragionare di educazione descrivendo le pratiche didattiche dal di fuori? (…). E d’altra parte l’altro rischio è quello di appiattirsi sulla prassi, il bricolage fatto di spontaneismo e improvvisazione, senza fondamenti teorici. La partita vincente è quella di giocare il discorso sui due versanti: tenere la teoria allacciata con la prassi, l’intervento con la riflessione, la cognizione con la metacognizione”.
“L’apertura internazionale ha fatto il testo… Ricordo che quando nel ’97 siamo andati (come MED) a Parigi per il forum internazionale Les jeunes et les médias, demain, non c’era spazio per un italiano nel panel dei lavori. La media education italiana pareva inesistente. Oggi, a distanza di qualche anno, l’Italia ha riempito quella casella vuota, ed è stato sicuramente merito di una volontà di esserci a livello internazionale”.
Mi sembra di poter affermare che il MED ha avuto la sorte di essere nato bene: per la ricchezza delle persone che ne facevano parte (a iniziare dai “soci fondatori”), per le scelte che l’hanno posto sul giusto binario. Ugualmente determinante per il suo successo del MED è stata l’ispirazione che il MED ha avuto dal prof. Len Masterman e da altri leader mondiali del movimento dei media educator
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